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5 ottobre 2015

Presentazione: Fahryon - Parte prima de Il Suono Sacro di Arjiam, Daniela Lojarro

Titolo: Fahryon - Parte prima de Il Suono Sacro di Arjiam
Genere: Fantasy classico
Casa editrice: GDS editrice
Uscita: Luglio 2015
Pagine: 290
Prezzo: €2.99 ebook (a breve in cartaceo)
Trama: Nel regno di Arjiam, Fahryon, neofita dell'Ordine sapienziale dell'Uroburo, e Uszrany, cavaliere dell'Ordine militare del Grifo, si trovano coinvolti nello scontro tra gli adepti dell'Armonia e della Malia, due forme di magia che si contendono il dominio sulla vibrazione del Suono Sacro.
Le difficoltà con cui saranno messi a confronto durante la lotta per il possesso di un magico cristallo e del trono del regno, permetteranno ai due giovani di crescere e di diventare consapevoli del loro ruolo e delle loro responsabilità in questa guerra per il potere sul mondo e sugli uomini.
INCIPIT
L'estate volgeva al termine ma il sole dardeggiava ancora su Tuhtmaar, la capitale del regno di Arjiam. L'acqua scorreva lenta nel letto dei due fiumi, il Suszray e il Whahajam: sembrava adattarsi al ritmo sonnolento di quel pomeriggio afoso trascinandosi pigramente in mezzo alle canne, aggirando rocce e massi per lambire le rive con un debole sciabordio. A un tratto, la fiacca di quelle ore torride fu percorsa da un tremito e poi da una vibrazione d'energia mentre nel cielo si stagliava la sagoma di un'aquila del deserto. Il rapace sorvolò le residenze delle nobili Famiglie di Arjiam, volteggiando più volte sui lussuosi padiglioni del palazzo ter Hamadhen per poi dirigersi al Santuario del Suono Sacro sull'isola in mezzo al fiume Suszray. L'aquila penetrò nel cuore del Santuario e si posò sulla pietra di luna sospesa sulla grande vasca sacra, restando immobile, come in attesa, con gli occhi chiusi. Quando una voce di donna si elevò con dolcezza ipnotica da una delle otto cappelle del Santuario, l’aquila, spalancati gli occhi, girò il capo per fissarne l'entrata. La Magh, attratta da una consonanza incomprensibile e ignota, uscì indugiando però sulla soglia nello scorgere il rapace. Soggiogata dalla forza di quello sguardo magnetico, andò a collocarsi sotto la pietra di luna della piscina sacra, tramutando l'inno del raccoglimento in quello della contemplazione. Il canto acquisì vigore animandosi in un ritmo sempre più frenetico, mentre l'enorme gemma iniziò a vibrare. L'acqua della vasca sacra prese a ruotare rapidamente, innalzandosi in un vortice che, avvolta completamente la donna, giunse a sfiorare la pietra di luna. La voce della Magh fu incrinata da un tremore d'indecisione. Avrebbe desiderato con tutta se stessa abbandonarsi a quelle vibrazioni magiche; ma aveva promesso al suo compagno di non compiere più alcun rito per non mettere in pericolo la vita che portava in grembo. La donna tentò di smettere ma gli occhi dell'aquila tornarono a scrutarla.
Il Suono Sacro, la vibrazione che aveva dato vita a tutto il Mondo e che lo animava, non avrebbe mai potuto essere pericoloso per la sua creatura. Rassicurata da quel pensiero che l’aquila pareva averle suggerito, Xhanys dispiegò la sua voce nelle sillabe arcane dell'inno sacro: affrontò con sicurezza le luminose note acute per sprofondare poi nel baratro vellutato e tenebroso di quelle gravi, cedendo al sentimento di piacere e d'ebbrezza che la stava invadendo. Suono e Silenzio, Luce e Oscurità, si cancellarono nella sua percezione e Xhanys si disciolse nella vibrazione della sua Armonia unita al Suono Sacro. L'aria si accese di lampi azzurrognoli e un improvviso scoppio agghiacciante la fece barcollare. La donna, sconvolta dalle immagini che sorgevano dal Tempo che sarebbe venuto, lanciò un urlo di terrore: l'incantesimo s'infranse, l'acqua di colpo ricadde in onde scomposte e l'aquila, dopo aver lanciato uno strido, svanì.

PRESENTAZIONE
Salve a tutti i lettori di Lettere d’inchiostro! Grazie a Caterina per l’opportunità che mi ha offerto di presentarvi in questo salotto il mio romanzo fantasy Fahryon – Il Suono Sacro di Arjiam parte prima edito da GDS.
Inizio presentandomi. Sono una donna appassionata e passionale. Ho avuto il dono della voce, sono cantante lirica, che ho potuto sviluppare grazie all’appoggio dei miei genitori e di mio marito che mi hanno sostenuto nelle mie scelte di carriera e repertorio. Ho superato molti scoglidurante il mio percorso artistico e di tutte le dimensioni: ho lavorato sodo per raggiungere gli obiettivi che desideravo. La tensione che si creava in teatro, però, quando percepivo che il pubblico era coinvolto, era un’esperienza straordinaria e meravigliosa che ha sempre ripagato le ore di studio e anche tutte le cattiverie e malignità che negli ambienti di lavoro competitivi si devono ingoiare. L’affetto con cui i fans ancora oggi mi scrivono e mi contattano testimonia che certi legami restano nel tempo e nonostante la lontananza. Dal palcoscenico e dalla vita “raminga” del cantante lirico in giro sui palcoscenici di tutto il mondo in questi ultimi anni sono passata alla musico-terapia. Questo cambiamento ha significato anche un nuovo periodo di studio nel quale mi sono buttata a capofitto sostituendo spartiti e libretti d’Opera con elenchi di organi, muscoli, ossa, patologie dell’orecchio,
malattie del sistema immunitario. Ora, sono i progressi dei bambini nello sviluppo della lingua e della comunicazione oppure delle persone che tornano a provar gioia nella conversazione e nel comunicare a ripagarmi di questa metamorfosi. Coltivo sempre e comunque la passione per la musica (mi esibisco ancora in concerti), la lettura, i viaggi, la cucina (tra un capitolo e l’altro o tra una seduta di terapia e l’altra sforno torte, pizze, lasagne…).
Nel momento di cambiamento fra l’attività artistica e quella di terapista è sbocciato il desiderio di scrivere come spinta interiore, come necessità di elaborare letture, passioni, emozioni, ricordi prima di compiere il salto.
Ricordo con precisione l’istante in cui decisi di scrivere questa storia. Ero nelle Marche in vacanza e precisamente nella Gola del Furlo: ne fui folgorata. Decisi di usare quella galleria scavata nella roccia, quella antica strada romana a picco sul torrente e rinchiusa fra pareti ripide, come un passaggio per un altro mondo. E così è stato. La Gola del Furlo è diventata la Galleria del Re Taumaturgo Sahrjym attraverso cui sono giunta nel fantastico regno di Arjiam. I personaggi poi si sono definiti poco per volta: avevo in mente quali e come dovessero essere gli antagonisti, dove sarebbero dovuti arrivare e poco per volta si sono manifestati loro “raccontandomi” la storia vissuta in un’altra epoca in Arjiam.
Il regno di Arjiamè percorso da due grandi fiumi, un po’ come la Mesopotamia (Tigri ed Eufrate) che lo rendono prosperoso. Le sue città sono ricche, affollate di mercanti, guerrieri, ladri, giocolieri, avventurieri, mendicanti, danzatori, pellegrini. I mercati, simili ai suk oppure alle fiere delle nostre città europee durante il Medio Evo, sono colorati e chiassosi, con bancarelle straripanti di mercanzie che provengono da ogni parte del mondo. Ho creato le mie architetture tenendo presente le antiche ville romane ma anche i fiabeschi palazzi della Spagna moresca, ornati da colonne, patii, mosaici dorati, statue, affreschi e contornati da lussureggianti giardini con ruscelli e fontane. Anche i simboli di cui mi sono servita rimandano ai miti mediterranei. Per esempio, l’Uroburo, il serpente che si morde la coda, è uno dei simboli che risalgono all’alba dell’umanità, presente sotto varie forme in molte culture. Indica il continuo rigenerarsi della vita dalla morte, l’eternità, l’unione degli opposti, Morte e Vita, Suono e Silenzio, Luce e Oscurità, all’interno dell’Uno. Per questo significato di unione degli opposti e loro annullamento, ne ho fatto il simbolo del Suono Sacro, il Principio Creatore che origina l’Universo e lo anima con la sua energia. Altro animale simbolico è il Grifo. Il Grifo o Grifone è un essere alato con il becco adunco, la testa e gli  artigli di aquila e il corpo di leone. Nei miti il Grifo era posto a custodia di tesori di qualsiasi genere: entrambi gli animali, leone e aquila, esprimono forza, coraggio e audacia. Perciò, mi è parso un simbolo adatto per i Cavalieri che custodiscono i beni più preziosi di un popolo: Giustizia e Libertà. All’inizio dell’avventura scopriamo che proprio questi due valori sono in pericolo oltre alla Legge della Vita del Suono Sacro. Infatti, è in atto uno scontro tra gli adepti dell'Armonia e della Malia, due forme di magia che si contendono il dominio sulla vibrazione del Suono Sacro. Fahryon, neofita dell'Ordine sapienziale dell'Uroburo, e Uszrany, cavaliere dell'Ordine militare del Grifo, vi si trovano, malgrado loro, coinvolti. Le difficoltà con cui saranno messi a confronto durante la lotta permetteranno ai due giovani di crescere e di diventare consapevoli del loro ruolo e delle loro responsabilità in questa guerra per il potere sul mondo e sugli uomini. I due giovani, però, si trovano a fronteggiare nemici e ambienti totalmente differenti: Fahryon si muove nell’ambito della magia legata alle vibrazioni del Suono Sacro e quindi su un piano spirituale intriso di esoterismo; Uszrany, invece, come Cavaliere, rappresenta la parte epica del romanzo con duelli, intrighi politici e guerre civili. A fare da tramite fra questi due mondi c’è l’affascinante nobile Mazdraan: un tempo Magh, ora Primo Cavaliere del regno di Arjiam che tiene le fila del complotto politico ma anche di quello “magico”.


Ringraziando ancora Caterina, vi saluto come d’uso in Arjiam: Che il Suono Sacro illumini il vostro cammino!
I PROTAGONISTI
Fahryon è una giovane donna; ed è neofita, cioè è un’aspirante Magh, studia per diventare un’iniziata ai Misteri del Suono Sacro e praticare l’Armonia. Nelle prime pagine dell’avventura, Tyrnahan, il suo mentore, s’interroga perplesso sul significato della presenza di quella ragazza dai grandi occhi scuri, i capelli bruni che le arrivano a vita, «dall’aria trasognata e dalla figura così fragile con quella carnagione così pallida da sembrare una statuina di porcellana».
All’inizio, infatti, Fahryon è piena di dubbi e incertezze, ha momenti di scoraggiamento: la missione che ha giurato di compiere le sembra al di fuori delle sue possibilità. Non è una predestinata né una prescelta: può contare solo sulle sue forze e sulla sua capacità/possibilità di scegliere e di muovere gli eventi senza avere, apparentemente, un talento o un dono particolari. Lotta accanitamente per superare gli ostacoli e le prove che si trovano sul suo cammino ma per confrontarsi con se stessa, per crescere e diventare consapevole della sua “forza”, Fahryon taglia i ponti con il suo passato e rinuncia perfino a Uszrany, l’uomo che ama.
Una spia al soldo dell’avversario descrive il Cavaliere Uszrany come un giovane «di carnagione scura, di statura superiore alla media; i capelli neri e lisci trattenuti con un laccio; il volto, senza barba o baffi, ha tratti orgogliosi ed alteri».
Già quando entra in scena s’intuisce che Uszrany non è un Cavaliere qualunque. Infatti, nonostante la giovane età e l’inesperienza, è già aiutante del Comandante della capitale, uno dei più valorosi Cavalieri del regno.
Uszrany è il cavaliere per eccellenza, forte, coraggioso e, in fondo, perfino un po’ bigotto nella sua cieca fedeltà alla Regola del suo Ordine. Ma è giovane e vive le sue convinzioni con la passione, l’impulsività e l’energia di cui solo un uomo di 20 anni è capace passando da momenti di furia tremenda a momenti di passione e di dolcezza.
Però, nel giro di poche ore, per la sua stessa salvezza, si trova costretto a violare il giuramento di fedeltà che lo lega all’Ordine: il suo perfetto mondo di Cavaliere nutrito di onore e gloria, gli rovina improvvisamente addosso. Da questo momento, delusione, disillusione e mancanza di stima per se stesso s’impadroniscono di lui e diventa così la vittima ideale dell’astuto Mazdraan.
Il nobile Mazdraan colpisce sin dall’inizio con la sua eleganza e la sua capacità oratoria. Il fascino che emana la sua persona lo rende temibile: chiunque lo avvicini, non può sottrarsi alla seduzione della sua voce calda e sensuale, perdendo perfino di vista il valore delle sue parole per lasciarsi avvolgere, o cullare da essa. Riassume in sé la forza dell’eloquenza, la determinazione, la capacità di piegare la volontà altrui alla propria senza minacce dirette: gode nel vedere gli altri soccombere davanti alla sua placida calma, si bea nel far perdere le staffe al prossimo. Lui, al contrario, non perde quasi mai la pazienza, trova il modo di sorridere anche quando vorrebbe lasciarsi prendere dall’ira e s’infuria con se stesso quando perde il controllo.
È un uomo assetato di potere e disposto a tutto pur di ottenerlo. Non esercita il potere per un motivo preciso: lo ama. Ogni sua frase, ogni mossa, ogni pausa o ogni parola sono soppesate, calcolate e mirate per raggiungere uno scopo preciso: il Potere. A parte questo, nulla lo interessa veramente. Mazdraan lo confessa senza alcuna incertezza: «Ho tutto ciò che desidero e che il mio rango può offrirmi. Perciò perché non impegnarmi nella ricerca proibita per raggiungere ciò che ogni uomo in fondo al suo cuore desidera? Il Potere sugli altri, sul Mondo, sul Tempo ma non quello apparente e volubile della sovranità, ma quello assoluto che si può ottenere solo andando oltre alla Legge del Suono Sacro». 

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