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Chi accumula libri accumula desideri; e chi ha molti desideri è molto giovane, anche a ottant’anni.

11 gennaio 2016

Valentine's Day Giveaway - Due chiacchiere con Erika Scarano


Ecco la seconda intervista del blog ad una delle autrici che hanno aderito al Giveaway. Si tratta di Erika Scarano, autrice di Il segreto di Villa Clamberry - Memorie di un Fantasma.


1) Che rapporto hai con l'amore?
Si potrebbe dire che io sia cinica e poco incline all’amore, più d’una volta mi sono ritrovata a spiegarlo come un fenomeno puramente neurobiochimico, ma il punto è che detesto tutto ciò che è banalmente sdolcinato, il tentativo di rendere un sentimento una definizione e quindi qualcosa di universalmente riconoscibile. Non credo si possa amare allo stesso modo. Ciascuno ama a proprio modo e ama gli altri in maniera totalmente differente, senza che questo implichi livelli gerarchici di sentimento. Si ama, questo è tutto. E non possiamo farne a meno.

2) È stato difficile per te scrivere la storia d'amore del tuo libro? Qualcosa o qualcuno ti ha dato l'ispirazione?
Non è nata come una storia d’amore, tutt’altro. È nata come una storia di crescita personale, di scoperta di sé a ritroso, post-mortem. James, il protagonista, si imbatte nell’amore per puro caso e in modo inaspettato perfino a me, che ho scoperto con lui questo sentimento e che ne ho accompagnato l’evolversi. Non mi sono ispirata a qualcuno o a qualcosa, ma ho lasciato che fosse la storia stessa dei protagonisti ad ispirare me e di conseguenza a lasciarmi condurre dalla loro necessità di unione e vicinanza.

3) Come pensi che si siano modificati i rapporti d'amore nel corso del tempo? (puoi anche fare esempi di grandi storia d'amore di grandi classici)
Credo che sia cambiato l’amore perché è cambiato il modo di vivere con sé stessi. Si è meno consapevoli di sé e di conseguenza di ciò di cui si ha bisogno. Nella letteratura troviamo amori struggenti e appassionati, impensabili al giorno d’oggi. Un amore come quello di Elizabeth Bennet e Mr Darcy (Orgoglio e Pregiudizio) non potrebbe realizzarsi tra persone pronte a mettere da parte i propri principi e ideali per chiunque, incapaci invece di scegliere con attenzione quell’unica persona in grado di tenerci testa e al contempo di sorreggerci. E perfino una coppia come Catherine e Heathcliff di Cime Tempestose non sarebbe ammissibile in quest’epoca. Un amore così profondo e commuovente da varcare i limiti temporali e legare la propria anima l’uno a quella dell’altra. Credo che si possa riassumere il tutto con un verso di De André, “continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai?”.

4) Come ti sei avvicinato alla scrittura?
La necessità di scrivere è nata come un gioco infantile, un modo per creare le storie che immaginavo e renderle più tangibili del solo pensiero. Divoratrice di libri fin da piccola, credo che la possibilità di “giocare” attraverso la narrazione mi sia parsa una delle scelte più naturali possibili. I miei primi tentativi si sono concretizzati intorno ai nove anni, e poi a tredici con questo mio primo romanzo. Un gioco che ho scoperto essere una parte fondamentale di me stessa.

5) Che tipo di lettore sei?
Entusiasta. Mi elettrizzo per una nuova edizione vista in libreria, mi affanno alla ricerca di un libro che sento di dover leggere in quel particolare periodo, mi emoziono quando porto a casa una nuova storia e mi avvicino con estatico entusiasmo all’immersione che mi attende tra le pagine che si spalancano davanti a me. Leggo ciò di cui sento il bisogno, così come quando scrivo, devo sentire quella spiccata necessità. “È la bacchetta a scegliere il mago, signor Potter”, dice Olivander, e lo ritengo valido anche per i libri. Ci chiamano, quando è giunto il momento.

6) Che messaggio vuoi dare ai lettori che leggeranno il tuo libro?
Mi è capitata la fortuna, negli anni, di poter parlare con molti dei miei lettori e sono giunta alla conclusione che non occorre voler chiarificare il messaggio, i lettori hanno la grazia e l’incanto di scovarlo da sé, ma ancora di più, di scoprirne altri che l’autore non sapeva neppure di aver celato tra le righe. Viene così alla luce una parte dello scrittore molto più grande di quanto già non si fosse messo a nudo nel portare allo scoperto parti della propria anima. Posso solo augurarmi che ciascun lettore tratti con delicatezza questi pezzi di noi.

7) Hai un tuo rituale di scrittura?
Ebbene sì, soprattutto quando la spinta alla scrittura si è fatta così forte da non poterla più tenere a freno. Silenzio, senza dubbio, una tazza di tè (freddo o caldo a seconda delle stagioni) e un paio di respiri che non compio consapevolmente, ma che immagino di dover fare perché d’un tratto, tra un respiro e l’altro mi dissolvo e mi ritrovo al di là della mia mente, mentre il mio corpo continua a digitare tasti, io sono altrove.

8) Ci sono aneddoti in particolare che ci puoi raccontare riguardo al tuo libro (che riguardano la sua scrittura, la pubblicazione o altro)?
Riguardo “Memorie di un fantasma” c’è un aneddoto circa il vero motivo che mi ha spinto a pubblicarlo. È stato un caso fortuito e l’ennesimo gioco di famiglia, più che altro. Avendo finito di scriverlo, l’ho sottoposto alla lettura dei primi lettori che avevo attorno, i miei genitori e mia sorella. E sebbene lei e mio padre si siano rivelati entusiasti della lettura, rubacchiandosi il manoscritto a vicenda, mia madre si è inizialmente rifiutata di leggerlo, dicendomi, con un sorriso sulle labbra, che lo avrebbe letto solo con una bella rilegatura, “da libro vero”. Così mi sono lanciata in questa sfida, con il solo intento di farlo leggere a lei, fino a quando non mi sono ritrovata presso la Casa Editrice, con gli scatoloni pronti e la prima copia sulla scrivania, a prenderlo tra le mani e annusarne il profumo delle pagine. Mio padre ed io ci siamo guardati dicendo “Sembra un libro vero”, e poi, naturalmente, mia madre ha dovuto leggerlo. E sono felice di dirvi che per fortuna le è anche piaciuto!

9) Cosa ti ha lasciato questo libro oltre alla soddisfazione di vederlo pubblicato?
Consapevolezza soprattutto. Dopo “Memorie di un fantasma” non sono più riuscita a fermarmi nella produzione letteraria, tra pubblicazioni e libri ancora in cantiere, ho scoperto da quel momento che la scrittura è una parte essenziale di me, di come guardo il mondo e di come lo sento. Ma la stesura del diario di James Clamberry mi ha anche permesso di confrontarmi con aspetti di me che ancora non avevo esplorato, e come regalo aggiunto, come se tutto questo non fosse già abbastanza, e vi assicuro che per me lo è, mi ha donato James, un amico, un personaggio che per me è reale tanto quanto voi e me.

10) Una citazione che ami particolarmente(possibilmente d'amore tua o di altri)?
Non si tratta di una citazione d’amore nel senso stretto del termine, ma di amore in questo caso tra amici, ma che penso possa essere estesa a ciascun amore che violi le leggi del tempo e della contingenza. Perché quando si ama, si promette l’eterno.
“E ti dico ancora: qualunque cosa avvenga nella nostra vita, non accadrà mai che, nel momento in cui tu mi chiami seriamente e senta d'aver bisogno di me, mi trovi sordo al tuo appello. Mai!” (Hermann Hesse, Narciso e Boccadoro)

2 commenti:

  1. uhi uhi uhi ebbene lo ammetto non conoscevo Erika Scarano e neppure il suo libro le faccio i complimenti per la semplicità che ha risposto alle domande grazie da tutte noi lettrici

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